Tanta Pasqua (a volte troppa)

A me non dà fastidio che in questi giorni mi si rivolgano centinaia di “Buona Pasqua” (anche se iniziare e concludere già da 3-4 giorni prima tutte le trasmissioni televisive e radiofoniche col mantra di rito mi è parso, quest’anno, francamente stucchevole).
Quello che trovo irritante, inappropriato e disdicevole è che istituzioni dello Stato Laico (come il Prefetto di Ragusa) o associazioni che nello statuto si dichiarano apolitiche e aconfessionali (come l’Avis Comunale Palermo) impieghino tempo e denaro (nel primo caso forse anche il mio) per inviare urbi et orbi bigliettini di auguri in cui l’antica festività di primavera viene chiamata “Santa”.
O che la maestra prevalente di mia figlia, nella cui classe ella sa benissimo esserci due bambin* non avvalentesi dell’Insegnamento della Religione Cattolica e uno di famiglia induista, e quindi sincretista, e solo perciò avvalentesi, e alla quale già all’inizio dell’anno ero stato costretto a spiegare le ragioni per cui non deve iniziare le lezioni con la preghierina, apra la sua lezioncina pre-pasquale con un solenne “Per cominciare, noi siamo cristiani”.
“No papà, non le ho detto ‘tranne me’ perché mi sono vergognata”.
Ecco, che lo Scuola Statale impartisca lezioni pratiche di discriminazione fin dalla prima elementare proprio non posso sopportarlo.
E buona Pasqua a tutte e a tutti.

Giorgio Maone, papà e Coordinatore del Circolo UAAR di Palermo


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