10 Febbraio: Palermo antifascista e antirazzista

Perché siamo allergici a tutte le croci, ma quelle celtiche e quelle uncinate ci fanno proprio schifo. Il Circolo UAAR di Palermo ci sarà!

Presidio a piazza Castelnuovo (Politeama) sabato 10 febbraio alle 16.00

L’attacco di matrice terroristica e di stampo fascista di Macerata, seguito al ritrovamento del corpo di una giovane donna morta in circostanze ancora da chiarire, con il coinvolgimento di due cittadini nigeriani, non costituisce un episodio isolato, ma segna un drammatico punto di svolta di un processo che è in corso da anni.

La criminalizzazione degli immigrati irregolari, i richiedenti asilo costretti e raggiungere illegalmente il nostro paese per l’assenza di vie legali di ingresso, quindi la criminalizzazione degli operatori della solidarietà, sia a mare – con gli attacchi alle ONG – che a terra, nei confronti di chi prestava assistenza ai migranti in transito in Italia diretti verso altri paesi, sono state tutte tappe che hanno permesso ad alcune forze politiche di strumentalizzare la crisi economica che sta travolgendo lo stato sociale in Italia, addossando tutte le colpe agli immigrati, soprattutto quelli arrivati negli ultimi tre anni dalla Libia, per nascondere le responsabilità di chi ha determinato la crisi e ne sta traendo enormi profitti economici e politici.


Si assiste oggi ad un capovolgimento di senso nel discorso pubblico e nel sentire collettivo.

Fondamentali principi costituzionali sono strappati in nome della difesa di una presunta sicurezza che nessuno potrà garantire davvero affidandosi all’autodifesa personale, ma neppure con una mera moltiplicazione delle forze di polizia presenti sul territorio. Si sta passando dal principio della colpa individuale, pilastro del diritto penale negli stati democratici, alla colpa collettiva, che ci riporta alle tragiche esperienze dello sterminio nazista del secolo scorso e vengono abbattute garanzie difesa e principi come la presunzione di innocenza.

Ma quello che è più grave è la reazione dello stato, come emerge dalle dichiarazioni del ministro dell’interno Minniti, che sembra dare per scontata la responsabilità collettiva e la criminalizzazione di tutti i migranti costretti alla irregolarità. E opera un sottile distinguo solo per condannare i mezzi che il mancato killer di Macerata avrebbe usato come reazione allo scempio fatto del corpo di una povera ragazza.

Appare gravissimo che non si perseguano formazioni politiche come Forza Nuova e la Lega, che hanno espresso con toni diversi solidarietà nei confronti dell’autore di un attacco terroristico. Ma appare ancora più grave l’inerzia del ministero dell’interno, che ordina alla polizia di attaccare i presidi democratici, ma assiste inerte alla ricostituzione di un partito apertamente fascista, con i suoi appartenenti che si sentono legittimati ad attaccare ovunque ed a colpire innocenti solo perché immigrati o cittadini solidali.

Se questa spirale di violenza non sarà bloccata si rischia un livello di scontro sociale che potrebbe sfociare nel conflitto armato.

Noi crediamo che i valori costituzionali vadano preservati con un impegno quotidiano. In questo momento, però, occorre anche manifestare pubblicamente per avvertire i pericoli che sta correndo la nostra democrazia, a partire dagli attacchi quotidiani che subiscono i migranti e tutti coloro che operano nel campo dell’accoglienza e della solidarietà.

La vera sicurezza nasce dal rispetto reciproco e dalla convivenza di persone che ormai sono radicate nel nostro territorio, piaccia o non piaccia a fascisti, leghisti e benpensanti di vario tipo, che scaricano sui migranti ogni tipo di frustrazione sociale. La nostra risposta è quella di promuovere iniziative concrete per il riconoscimento dei diritti fondamentali e dei diritti sociali a tutti ed a tutte, senza discriminazioni di “razza” e di nazionalità.

Su questo chiamiamo alla partecipazione tutti coloro che vogliono davvero garantire per il futuro convivenza pacifica e rispetto reciproco con i migranti. La violenza istituzionale ed il terrorismo fascista, che spesso si sono ritrovate alleate, non possono che spingere nel baratro il nostro paese. Occorre un rafforzamento delle reti di solidarietà e della capacità di risposta ad attacchi che temiamo possano proseguire ancora in futuro.

Per questo vi invitiamo tutti/e a partecipare alla MANIFESTAZIONE di SABATO 10 febbraio a Palermo alle ore 16 a Piazza Politeama, IN CONTEMPORANEA CON LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DI MACERATA.

Partecipare, essere presenti, collegarsi con tutte le realtà antirazziste ed antifasciste costituisce l’unica possibile risposta per difendere la sicurezza di tutti e le speranze di futuro per i nostri figli e le nostre figlie.

SOLIDARIETA’ ALLA DONNA ED AGLI UOMINI FERITI DALLA VIOLENZA CIECA E RAZZISTA

La “Piccola Biblioteca della Curiosità” fa il bis all’Ospedale Di Cristina

Venerdì 15 dicembre alle ore 15, come già lo scorso anno, anche il Circolo UAAR di Palermo si ergerà a baluardo delle nostre radici e delle nostre tradizioni, e rinnovando l’antichissima usanza della strenna.

Anche stavolta col generoso supporto del Maestro Giocoliere Saltimbanco Jonathan Marquis, incontreremo alunne e alunne dell‘Istituto Comprensivo Statale G.E. Nuccio, la scuola che opera all’interno dell’Ospedale Pediatrico Di Cristina, e le insegnanti e gli insegnanti che con la loro professionalità e sensibilità consentono ai piccoli degenti di non interrompere il loro percorso di arricchimento culturale.

Allo spettacolo di Jonathan seguirà una merenda “di stagione”, occasione per  brindare a un Personaggio fondamentale nella storia dell’Umanità nato il 25 dicembre. Ma soprattutto avremo l’opportunità di donare alla Scuola alcuni libri scelti con la testa e con il cuore, tanto divertenti quanto intellettualmente stimolanti:

  • Cose dell’altro secolo. I grandi avvenimenti del Novecento
  • Darwin, rivoluzionario della scienza
  • Einstein e le macchine del tempo
  • Forse sì, forse no. Una guida per giovani scettici
  • Il bambino che inventò lo zero
  • Il grande grosso libro del corpo
  • Il grande grosso libro delle famiglie
  • La principessa salvata dai libri
  • Lisette e la scoperta dei dinosauri
  • Mi piace Spiderman… e allora?
  • «Mi scusi, per trovare Dio?» Domandò il piccolo maialino
  • Sono stato io! Una Costituzione pensata dai bambini
  • Stretta la foglia, larga la via. Tutte le fiabe (edizione integrale)
  • Susan la piratessa

Alle giovanissime lettrici e ai giovanissimi lettori auguriamo una fulminea guarigione, un ostinato buonumore e che preservino nel tempo lo spirito di curiosità che rende magnifica questa loro età.

La Ministra Ricostituita

Questa volta Valeria Fedeli non si è fatta trovare impreparata, quando è stata interrogata al Question Time del 6 dicembre  su un tema di grande attualità nei parlamenti di tutte e democrazie occidentali: “Iniziative di competenza volte a salvaguardare le manifestazioni che caratterizzano la ricorrenza del Natale in ambito scolastico“.

L’estensore della fondamentale questione, vitale per le sorti del Paese (specie considerata il livello della “cultura” religiosa, pure brandita coma arma identitaria contro “gli altri”), è Raffaele Vignali, deputato alfaniano ed ex presidente della Compagnia delle Opere, il potente braccio imprenditoriale di Comunione e Liberazione. L’Onorevole Vignali si è rifatto direttamente alla vicenda della scuola Ragusa Moleti di Palermo, ricordando con malcelata soddisfazione anche l’avventata dichiarazione della Fedeli davanti alla platea cattolicissima del “Festival della dottrina sociale della chiesa” contro il Dirigente Scolastico; dichiarazione doverosamente condannata da noi dell’UAAR, dai sindacati della Scuola e dagli stessi colleghi del Dirigente Scolastico, per la sua manifesta infondatezza e grave inopportunità, ancor più in quanto proferita da un’ex sindacalista.

Nel frattempo però la Ministra si è documentata, ci piace pensare anche per merito nostro: nella sua replica ha infatti citato la Costituzione ed il suo corollario normativo e  giurisprudenziale, volto alla tutela dell’inclusione e a scongiurare discriminazioni nei confronti dei bambini di diverso orientamento religioso o filosofico: in sintesi, il principio costituzionale della Laicità. Ha insomma dato ragione, finalmente, al discreto ma integerrimo Preside Nicolò La Rocca, che non ha mai “fatto marcia indietro” arrendendosi al “volere della maggioranza”, come millantato da certi politicanti clericofascisti, ma ha semplicemente adoperato il buon senso, rispettato gli alunni, tutti gli alunni e non solo “la maggioranza dei genitori”, ed applicato le regole. Anche quelle paradossali, che impongono il crocifisso come arredamento nelle aule perché “simbolo passivo e laico”, a differenza delle statue di madonne, papi intrallazzatori e padripii, tornate “al loro posto” come richiesto da Forza Nuova, cioè a casa dell’impiegato che le aveva abusivamente installate anni fa.

 

 

I Presidi: alla Ragusa Moleti un atto dovuto di legalità, politici ignoranti della legge

Riportiamo il comunicato dell’ANP, l’Associazione Nazionale dei Presidi.

associazione nazionale dirigenti e alte professionalità della scuola
ADERENTE ALL’ESHA EUROPEAN SCHOOL HEADS ASSOCIATION
Sez. PALERMO
anp.palermo@gmail.com
COMUNICATO STAMPA

La misura è colma! In questi giorni l’ANP di Palermo, nel tentativo di contribuire alla necessaria ricomposizione delle lacerazioni ambientali oggettivamente evidenziatesi all’interno della comunità scolastica della Direzione Didattica “Ragusa Moleti”, ha sostenuto in maniera discreta e riservata il Dirigente Scolastico Nicola La Rocca, sottoposto ad una sorta di gogna mediatica solo e soltanto per avere, nella sostanza, affermato e ricordato a tanti che la scuola è fondamentalmente luogo di erogazione di un servizio pubblico finalizzato alla crescita sociale e civile dei futuri cittadini. Nulla di più e nulla di meno. E’ del tutto evidente che tale servizio deve essere assicurato nella osservanza puntuale delle norme. Non si parla (talvolta anche in maniera strumentale) della scuola come incubatrice di una cultura della legalità? Ebbene in questi giorni un dirigente dello Stato è stato, nei fatti, posto sul banco degli imputati per avere applicato quanto affermato (sebbene, col solito procedere ondivago e bizantino che ne rendono difficile la lettura) da un parere dell’Avvocatura dello Stato avente ad oggetto proprio la “celebrazione di atti di culto” all’interno dei locali scolastici. E’ appena il caso di ricordare che tale parere è stato espresso da tale ufficio (che tecnicamente deve essere visto anche come necessario supporto all’attività dei dirigenti statali) sulla base di precisi riferimenti alla Costituzione (principio di laicità dello Stato), di sentenze della Corte Costituzionale, di leggi varate dal Parlamento, di circolari del Ministero della Pubblica Istruzione. Ebbene: a quale conclusione perviene l’Avvocatura dello Stato? Sono “…sicuramente da escludersi la celebrazione di atti di culto, riti o celebrazioni religiose nella scuola durante l’orario scolastico o durante l’ora di religione cattolica, atteso il carattere culturale di tale insegnamento”!
Di fronte all’applicazione (dovuta) da parte di un dirigente scolastico di tale norma comportamentale, paradossalmente, invece d’indagare sulla sua puntuale osservanza in tutte le scuole si è sollevato un polverone mediatico, assecondando reazioni più o meno composte di genitori, ai quali – ovviamente – non si può chiedere la conoscenza dei bizantinismi della nostra legislazione. Sotto questo versante, infatti, è opportuno che il coordinatore di una comunità variamente composita quale è (sempre) una scuola, sappia accompagnare gli atti regolamentari ad una efficace e corretta comunicazione.
Detto questo sorprende, invece, assistere a comportamenti posti in essere da soggetti politici che pur di raccogliere facili consensi mostrano, ancora una volta, una gravissima e incomprensibile ignoranza della legge. Si tratta di soggetti che, avendo assunto per anni la responsabilità dell’ assessorato che si doveva occupare delle scuole siciliane, dovrebbero chiedersi, ancor prima di presentarsi provocatoriamente all’ingresso di una scuola con simboli religiosi (che meritano ben altro rispetto che quello di essere strumentalizzati!), come fare funzionare e finanziare adeguatamente la scuola in Sicilia. Negli ultimi anni in Sicilia le spese di funzionamento hanno subito un taglio che si avvicina al 50%, gli enti locali che dovrebbero occuparsi della manutenzione e della sicurezza degli edifici scolastici sono stati lasciati a secco, in alcune realtà locali i dirigenti scolastici hanno dovuto intestarsi personalmente i contratti delle utenze relative all’energia elettrica.
Suvvia, un pò di decoro e serietà! Abbiamo e nutriamo (noi si!) tale profondo rispetto per il sentimento religioso da rimanere sconcertati di fronte ad atteggiamenti e comportamenti che poco hanno a che vedere con l’affermazione della legittima e sacrosanta libertà di culto e molto hanno a che vedere e spartire con la pratica illusoria dello sciacallaggio politico. Una pratica che conduce anche alla menzogna: non risponde al vero che il Dirigente Scolastico della D.D. Moleti abbia ritirato la circolare oggetto del presunto scandalo, non corrisponde al vero che il Dirigente Scolastico della D.D. Moleti abbia disposto la rimozione dei crocifissi.
Nonostante e a dispetto di tali esponenti politici, la scuola siciliana rimane – pur tra tante e innumerevoli difficoltà e grazie alla quotidiana appassionante attività di tanti docenti, dirigenti e ausiliari – ad essere viva e vegeta, a rappresentare un’autentica palestra di convivenza civile e culturale, a costituire un presidio di legalità.

COBAS: La Scuola Pubblica deve essere laica, solidarietà al Preside della Ragusa Moleti

Il comunicato di COBAS Scuola Palermo a sostegno del Dirigente Scolastico La Rocca, attaccato dalla politica e persino dalla sua ministra per un atto dovuto laicità e ripristino della legalità.

LA SCUOLA PUBBLICA DEVE ESSERE LAICA
SOLIDARIETÀ AL PROF. NICOLÒ LA ROCCA, DIRIGENTE SCOLASTICO DELLA DD “RAGUSA MOLETI” DI PALERMO

Nei giorni scorsi, su segnalazione di alcuni genitori di alunni della Direzione Didattica “Ragusa Moleti” di Palermo, il quotidiano Il Fatto ha dato notizia della presenza nei locali della scuola di immagini di culto cattolico e dell’abitudine da parte di alcuni docenti “di far pregare i bambini prima dell’inizio delle lezioni e di far intonare canzoncine benedicenti prima della consumazione della merenda”. Il DS, volendo far rispettare il principio di laicità della Scuola Pubblica e dello Stato Italiano, è prontamente intervenuto facendo rimuovere le immagini di culto e ricordando che nelle scuole pubbliche non è consentito praticare atti di culto.
Nei giorni successivi si è scatenato un asprissimo attacco contro la doverosa decisione del DS: – Manifestazioni minacciose da parte di un gruppuscolo di genitori fondamentalisti e di attivisti dell’estrema destra di Forza Nuova.
– Dichiarazioni (al limite delle intimidazioni) da parte di politicanti di vario colore, dall’estrema destra al PD, proni agli interessi vaticani.
– Una dichiarazione della ministra Fedeli che, mentre era ospite del 7° Festival della Dottrina sociale della Chiesa in svolgimento a Verona, si è schierata contro il DS La Rocca parlando d’altro: crocifissi rimossi e feste religiose quando invece il DS si è limitato a ricordare che secondo il Consiglio di Stato non è consentito lo svolgimento di atti di culto nelle scuole. La ministra (nota per avere millantato una laurea inesistente e per aver regalato ai genitori il potere di veto sui contenuti dell’insegnamento con la recente emanazione delle linee-guida del MIUR sull’“educazione al rispetto”) ha pure lamentato un presunto “mancato coinvolgimento dei genitori” nella decisione del DS, invece l’iniziativa era partita proprio dalla segnalazione di alcuni genitori e si configurava come un richiamo alla legalità.
Sia chiaro che per i Cobas della scuola la libertà di culto fuori delle aule e degli altri edifici della pubblica amministrazione è un diritto. Come pure è un diritto, per chi professa religioni diverse da quella cattolica o non ne professa alcuna, non imbattersi in simboli o in celebrazioni di atti di culto di qualsiasi religione in detti luoghi.
La natura della Scuola Pubblica deve essere democratica e laica, cioè aperta al confronto e rispettosa di ogni orientamento religioso, filosofico, etico ed ideologico, senza che alcuno di essi prevarichi gli altri.

I Cobas della scuola di Palermo esprimono la loro solidarietà al DS Nicolò La Rocca, che con la sua decisione sta tentando di rimettere nei binari della legalità la scuola che dirige, affinché ogni bambino sia accolto e educato per poter sviluppare le proprie convinzioni quanto più autonomamente possibile.

Palermo 27 novembre 2017

Impropria e improvvida è l’uscita della Ministra

“Il preside di Palermo che ha fatto togliere il crocefisso dall’aula ha attuato in modo improprio una circolare del 2009 che indicava che non dovevano esserci scuole confessionali, che è cosa differente dall’avere in classe i simboli della religione cattolica. Chi è intervenuto in quel modo intanto non ha ascoltato i genitori, dopodiché dal 2009 c’è una circolare, esito di una sentenza dello Stato, e tu intervieni in quel modo facendo nascere un problema”
Probabilmente informata male e desiderosa compiacere la platea clericale davanti alla quale si era presentata (il “Festival della Dottrina Sociale della Chiesa“, niente meno!), la Ministra dell’Istruzione ha inanellato una serie di sciocchezze (di “argomenti fantoccio“, per l’esattezza): il riferimento ai crocifissi, che invece non sono mai stati rimossi (“perché normati”, come ha ribadito più volte il dirigente), a un presunto divieto ai bambini di pregare, quando invece la circolare rivolta agli insegnanti si limitava a ricordare che gli insegnanti non possono improvvisarsi ministri di culto guidando le preghiere e trasformando così effettivamente la scuola pubblica statale in scuola confessionale; e infine a un presunto “mancato coinvolgimento dei genitori”, quando l’iniziativa era partita proprio dalla segnalazione di un genitore e si configurava comunque come un richiamo alla legalità per gli insegnanti. Se poi si intende che avrebbe dovuto decidere una ipotetica “maggioranza dei genitori”, allora non si è capito proprio nulla della Democrazia e dello Stato di Diritto: quando si tratta di diritti (come quello di un bambino non cattolico a non essere discriminato dalla scuola pubblica), il capriccio della maggioranza non può essere un criterio decisionale. Lo Stato di Diritto serve proprio a tutelare i più deboli e le minoranze dalla prepotenza delle maggioranze.
 
Rinnoviamo la nostra solidarietà al Dirigente Scolastico Nicola La Rocca, lasciato solo anche dalle istituzioni per aver difeso la legalità. Il che, soprattutto in una città con la storia di Palermo, mette i brividi.

Solidarietà al Dirigente della Scuola Ragusa Moleti

Il Circolo UAAR di Palermo ribadisce la sua massima solidarietà al Dirigente Scolastico Nicola La Rocca, vittima in queste ore non solo di minacce da parte di un gruppuscolo vociante di mamme fondamentaliste, ma soprattutto di un florilegio di dichiarazioni demenziali e di intimidazioni mafiose da parte di politicanti di ogni colore, dall’estrema destra fino al PD, pronti a rituffarci nel medioevo pur di raccattare un voto in più da un popolo che ritengono (purtroppo spesso a ragione) ignorante, bigotto e xenofobo. Noi dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti saremo al suo fianco contro questi tristi sciacalli per assicurare il rispetto della legalità, ma soprattutto per assicurare ai nostri bambini un futuro di tolleranza e libertà di pensiero.

A seguire alcune perle che si commentano da sole, raccolte oggi dal Il Tempo Quotidiano. Sembra l’Inqusizione Spagnola, è il Parlamento Italiano (per poco, speriamo).

Per il coordinatore nazionale di Ap, Maurizio Lupi si tratta di “un atto censorio grave. Così come l’aver fatto rimuovere dall’istituto una statuetta della Madonna e un’immagine di Papa Francesco. Una sbandierata laicità che si sente minacciata da dei bambini che pregano è una laicità ben fragile, disposta a parole a difendere e rispettare tutte le religioni e le culture tranne quella cattolica”. Per il senatore Udc, Antonio De Poli, la decisione del dirigente scolastico “è scandalosa, una grave censura, frutto di un laicismo insensato. Mi auguro che il ministro Fedeli faccia le dovute verifiche sull’episodio”. “Proibire a dei bambini di tre e sei anni di pregare a scuola è una cosa indegna. Togliere le foto del Papa e le statue della Madonna è un atto ignobile”, afferma Alessandro Pagano, deputato della Lega-Noi con Salvini.

Si appella al ministro Fedeli anche Basilio Catanoso, parlamentare di Forza Italia, perché “faccia chiarezza su questa vicenda e sulle interpretazioni di un parere dell’Avvocatura dello Stato che rischia di creare un solco sempre maggiore tra i cittadini e lo Stato». Per il senatore Renato Schifani “nessun genitore ha mai protestato”, eppure “il preside ha deciso d’ufficio con una circolare di applicare rigidamente la legge. Credo che sarebbe stato meglio procedere con moderazione, parlandone prima con insegnanti e famiglie e valutando se realmente le preghiere in classe fossero un problema per l’educazione dei minori a lui affidati. Se non ci sono stati problemi di sorta, sembra un gesto dettato dalla volontà di imporre laicismo e anticlericalismo all’interno delle aule scolastiche”.

“Dovrebbe bastare il buon senso, la ragionevolezza per evitare episodi del genere”, dice il sottosegretario all’Istruzione Daniele Toccafondi. “Non fa male a nessuno avere un’immagine sacra. Mi sembra che c’entri poco la libertà e c’entri molto l’ideologia nell’atto di questo preside”. “Il preside sicuramente non avrà chiesto il parere di nessuno, soprattutto dei genitori, prima di vietare ai piccoli di recitare le preghiere. Un afflato di laicismo e autoritarismo che nei fatti nega le nostre radici”, afferma il deputato del Pd Edoardo Patriarca. “Il dirigente scolastico di una scuola di Palermo ha diramato una vergognosa e offensiva circolare per vietare ai bambini di pregare prima della merenda e per rimuovere tutte le immagini sacre”, scrive il leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni su Facebook. “Chissà se questo signore, così solerte e inflessibile nel cancellare la nostra religione e le nostre tradizioni, sarà altrettanto solerte e inflessibile con se stesso quando si tratterà di rinunciare alle ferie e presentarsi sul posto di lavoro la mattina di Natale o il giorno di Pasqua. Quanto vogliamo scommettere?”, aggiunge la Meloni.

Sicilia 2017, i “NON POSSUMUS” laici alla vigilia del voto

Ci siamo, domani si vota per rinnovare l’Assemblea Regionale Siciliana ed eleggere il Presidente della Regione.

Come Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR) abbiamo tentato di agevolare una scelta più consapevole per gli elettori che hanno a cuore i diritti civili e la laicità, ponendo pubblicamente  6 domande su diritti e laicità ai candidati in corsa per la Presidenza della Regione.

Nel mese che hanno avuto a disposizione per meditare le indispensabili risposte a questi semplici quesiti, solamente Roberto La Rosa  ha avuto la cortesia ed il senso civico di replicare tramite il segretario del suo Movimento: una risposta che, ciò nononostante, ci lascia insoddisfatti per la sua sconcertante evasività.

Ancor più sconcertante abbiamo trovato il comportamento di Fabrizio Micari, il quale ci aveva dato appuntamento per il 19 ottobre ma lo ha poi rinviato mandando a dire che “ci teneva molto ad incontrarci”. Lo abbiamo aspettato fino alla mezzanotte di ieri, ma oggi possiamo affermare che avremmo preferito la serietà e il coraggio di una disdetta secca, che ben riflettesse la sensibilità di questo personaggio alla laicità delle istituzioni  già peraltro sfoggiata disinvoltamente come Magnifico Rettore dell’Università di Palermo con iniziative quali messe solenni di inaugurazione dell’Anno Accademico, precetti Pasquali consumati nelle sedi istituzionali o il “Graduation Day” sul sagrato della cattedrale. Sensibilità confermata brillantemente nel suo ruolo di candidato, anche con gesti altamente simbolici rispetto alla separazione tra Chiesa e Stato, come il comizio dall’altare di qualche giorno fa.

Non meno eloquente è stato il silenzio di Nello Musumeci: anche se alle nostre domande non ha risposto direttamente (come, del resto?), parlano per lui la sua storia, i candidati dio-patria-famiglia di cui traboccano le sue liste, le compagnie di giro omofobe e misogine con cui si esibisce (e che gli hanno guadagnato gli onori della rubrica “La clericalata della settimana”) e persino il suo slogan sobrio e misurato: “Dio è dalla nostra parte!”. Slogan che, per inciso, ci sprona a ricordare il dovere civico di pretendere la rimozione dal seggio elettorale dei crocefissi, simbolo di parte lesivo della libertà di coscienza.

Fin qui i nostri “non possumus”: i candidati e gli schieramenti che ci hanno segnalato, esplicitamente o implicitamente, la loro inadeguatezza o completa incompatibilità rispetto alla difesa della laicità e dei diritti civili.

Neppure Giancarlo Cancelleri ha trovato il tempo di esprimersi sulle questioni che abbiamo posto. Possiamo qui solo ripetere le argomentazioni ufficiose offerteci da una candidata all’ARS del Movimento 5 Stelle: anche se ci riconosciamo in molte delle battaglie laiche, dai diritti civili alla lotta ai privilegi clericali, visti i rapporti di forze non conviene esporsi alla vigilia del voto su temi così controversi, rischiando il principale vantaggio competitivo del Movimento che è la “trasversalità (non) ideologica”.

Infine Claudio Fava: con nostra sorpresa neanche la sua risposta, sebbene ripetutamente annunciata, ci è pervenuta per le vie ufficiali. Tuttavia due aspiranti deputati della lista Cento Passi per la Sicilia hanno voluto esprimersi in maniera chiara e articolata, e meritano quindi una menzione speciale essendo stati gli unici in tutta la campagna elettorale ad aver dimostrato il coraggio di esporsi sui temi dei diritti e della laicità con questa nettezza: Leonardo AlagnaLuigi Carollo.

Sperando di aver dato il nostro piccolo contributo per un elettorato consapevole, vi invitiamo a vincere il comprensibile scoramento, riflettere e recarvi domani alle urne. Per chi, come noi, si fregia della “R” di Razionalisti, “Che dio ce la mandi buona” non è un’opzione accettabile.

Il primo novembre non ci sono santi! (ma la riunione mensile UAAR)

La riunione mensile aperta a soci e simpatizzanti del Circolo UAAR di Palermo si svolge nella nostra sede di via Matteo Bonello 39 (dietro la cattedrale) ogni primo mercoledì del mese dalle 19 alle 21, incluso ovviamente il primo di novembre che il nostro Stato “laico” si ostina a mantenere rosso in calendario per celebrare collettivamente personaggi dalla dubbia esistenza e/o moralità.

Ordine del giorno di massima per mercoledì 1 novembre 2017:

Vi aspettiamo, non ci sono santi che (ci) tengano.

Sicilia 2017, diritti e lacità: Luigi Carollo (Cento Passi)

Le risposte di Luigi Carollo, candidato all’ARS nella lista Cento Passi, alle 6 domande su diritti e laicità poste dal Coordinamento Regionale UAAR Sicilia.
Gli aspiranti alla Presidenza (destinatari originali delle domande) e gli altri candidati che, dimostrando coraggio e rispetto per l’elettorato, hanno deciso di esporsi spiegando le loro posizioni sono elencati qui.


Gli articoli 7 e 8 della nostra Costituzione, noti più per il rimando ai Patti Lateranensi che per il loro effettivo contenuto, affermano due principi a mio parere fondamentali: la non confessionalità del nostro Stato e la libertà di culto garantita per qualunque religione o credo. La laicità, quindi, non è un’aspirazione o un progetto ma è il fondamento stesso della nostra Carta. Laicità non significa cancellazione o mancanza di rispetto verso la fede ed i sentimenti religiosi ma, al contrario, piena garanzia per gli stessi e per ogni forma di culto. Ad una chiara condizione: che essi siano considerati un fatto privato e non un fatto pubblico.

La scelta costituzionale di non fare dell’Italia uno Stato confessionale significa, quindi, che ogni religione (compresa quella Cattolica) vede garantita egualmente la libertà di culto ma nessuna di esse è una “res publica”. Da questo principio deve discendere, a mio parere, la risposta ad ognuna delle vostre domande. Quindi, le chiese e gli edifici ecclesiastici e le opere d’arte in esse/i contenute sono beni pubblici grazie al loro valore architettonico, storico, artistico. Le manifestazioni di culto che si svolgono al loro interno sono, invece, un fatto privato che riguarda esclusivamente coloro che desiderano partecipare. Per questa ragione, mentre è assolutamente legittimo e persino auspicabile che vengano destinati contributi (pubblici) alla tutela del bene pubblico, compreso quello con funzione legate al culto, non è invece legittimo finanziare le manifestazioni che si svolgono all’interno di tali edifici o dedicate al culto celebrato in tali edifici (sagre e feste patronali comprese). Meno netto dovrebbe essere il giudizio rispetto alle nuove edificazioni, nel senso che il metro dovrebbe comunque essere quello del valore artistico e culturale. Finanziare l’edificazione di una nuova chiesa in quanto “chiesa” è sperpero di denaro pubblico; un edificio anche destinato al culto che abbia comprovato valore artistico sarebbe invece pur sempre un’opera d’arte.

Gli stessi principi riguardano anche il tema degli atti di culto in luoghi istituzionali: la partecipazione ad essi è sempre e comunque (e tale deve restare) un atto privato; trovo quindi illegittimo organizzarne lo svolgimento in luoghi istituzionali, a meno che non vi sia il preventivo accordo della totalità delle persone che lavorano in loco. E’ persino scandaloso, oltre che illegittimo, che il tempo dedicato agli atti di culto venga retribuito come tempo lavorativo. Aggiungo, inoltre, che sempre in presenza di preventivo accordo la libertà di organizzare e partecipare ad atti di culto debba essere riconosciuta a chiunque prescindere dal credo; sempre, ovviamente, senza alcuna retribuzione dato che non si tratta di attività lavorativa.

Anche per quanto riguarda le strutture ospedaliere, va rispettato il dettato costituzionale: qualunque forma di assistenza di carattere religioso va garantita a chiunque, non solo a chi è cattolico/a. Il che comporta anche che le sale di preghiera dovrebbero essere sostituite da Sale rispettose di qualunque confessione ed anche di chi non professa alcuna religione. Trovo molto bella la proposta delle Sale del Silenzio proprio perché rispettosa di quel carattere “privato” della fede cui facevo riferimento prima. Allo stesso modo trovo irrispettosa della altrui dimensione privata la pratica di funzioni e processioni in spazi di degenza pubblici: il legittimo desiderio di esercitare il proprio culto non può e non deve essere mai imposto anche ad altre/i; aggiungo, in particolar modo in strutture nelle quali il dolore ed il confronto con se stessi sono addirittura centrali.

Coerentemente con quanto sopra, anche se esula dalle domande da voi poste, trovo che sia letteralmente una barbarie l’obbligo dell’insegnamento scolastico della “religione” e l’uso delle Scuole come spazio di indottrinamento (tra l’altro esclusivamente cattolico). L’uso dell’iconografia religiosa, la prassi delle preghiere in classe, l’appalto di ore scolastiche ad insegnanti scelti/e dalla Curia, lo stesso ricatto della possibilità di esentarsi dalla frequentazione dell’ora “di religione” (esentarsi da cosa? perché un fatto che attiene il privato di ciascuna/o di noi dovrebbe essere materia dello spazio pubblico per definizione che è la Scuola Pubblica?) credo siano uno dei simboli più forti dell’arretratezza del nostro Paese in tema di Laicità e del diffuso sentimento che l’Italia sia impermeabile alla modernità ed alla serena coabitazione tra Differenze. La Regione, nel rispetto e nei limiti della propria Autonomia (che però è molto forte), dovrebbe fare tutto quanto in suo potere per rendere realmente Pubblica la Scuola, a partire dal farne un luogo di insegnamento e di pratica della Laicità.

Anche la vergognosa vicenda del numero crescente di obiettori di coscienza in relazione all’interruzione di gravidanza è offensiva innanzitutto delle nostre Leggi, a prescindere dai valori o dalla morale di chiunque. La libera scelta delle donne rispetto al portare avanti o meno la gravidanza è garantita dalla Legge: anche l’obiezione, è vero, ma a patto che non pregiudichi l’esercizio del diritto di scelta da parte della donna. Il numero di obiettori presenti nelle strutture sanitarie non è questione arbitraria ma deve essere controllato non solo dai/dalle responsabili delle strutture ma anche dalle Istituzioni. Trovo quindi molto efficace il modello di intervento inaugurato dalla Regione Lazio e ritengo che esso possa e debba essere applicato anche in Sicilia. Personalmente sono favorevole anche alla promozione dell’aborto farmacologico ma essendo al momento solo un candidato e non un legislatore mi provoca grande imbarazzo rispondere da Uomo ad una domanda che “invade” i corpi delle Donne. Per questa ragione, nel caso venissi eletto mi impegnerei ad elaborare proposte sempre e solo insieme alle compagne delle associazioni e dei collettivi che si occupano delle questioni di Genere a partire dai temi della Salute e dei Diritti.

Rispetto alle ultime due domande (compresa quella sui diritti delle persone LGBT, tema che come sapete mi sta particolarmente a cuore perché ad esso ho dedicato 25 anni di militanza), una premessa prima di rispondere. Per quanto sia anche io convinto che le discriminazioni contro le donne e contro le persone Lgbt trovino terreno fertile in molte forme di fondamentalismo religioso e talvolta anche in chi si fa scudo del proprio credo in maniera non laica (persino, quindi, fuori da derive fondamentaliste), trovo che possa esserci un rischio nell’associare tout court tali questioni al tema della laicità. Credo infatti che la matrice delle discriminazioni sia innanzitutto la cultura maschilista (non a caso propria di più di una religione) e che solo a partire dal riconoscimento di questa origine possa ciò diventare anche una questione di laicità. Nel senso che molte confessioni religiose sono focolaio di discriminazioni innanzitutto in quanto fondate sul maschilismo e sul patriarcato: l’uno e l’altro, a mio parere, sono quindi i veri avversari di chi invece pratica una cultura del rispetto delle differenze. E questo è particolarmente vero se si guarda ai dati da voi stessi proposti riguardo al turismo ed alla presenza dell’Italia e della Sicilia nelle graduatorie internazionali che “misurano” il tasso di omo/transfobia nei vari paesi: la mia personale esperienza mi fa infatti ritenere che, al netto di una palese omo/transfobia delle nostre Istituzioni e del loro disinteresse verso i diritti delle persone Lgbt (ed anche verso il tema delle Pari Opportunità), l’Italia e la Sicilia in particolare non siano luoghi particolarmente “omofobi”. E’ invece innegabile che la nostra cultura (e, qui si, particolarmente in Sicilia) sia ancora impregnata di un fortissimo maschilismo non di rado esibito con orgoglio. E credo che proprio da questo derivi la percezione dell’Italia e della Sicilia come luoghi non ospitali e non ricettivi di una cultura del rispetto delle differenze; anche laddove le pratiche territoriali mostrino spesso il contrario.

Ciò premesso, sono ovviamente convinto che sia dovere delle Istituzioni promuovere le condizioni per la parità a partire dall’accesso al mercato del lavoro e, all’interno di esso, dalla parità di salario e di opportunità. Sono anche fermamente convinto che vada ribaltato il ragionamento rispetto alla maternità: nel senso che dobbiamo tutti/e insieme ripensare non solo il Lavoro ma anche la Genitorialità e la vita domestica. Alle donne ed agli uomini va garantito il diritto di alternare il lavoro alla cura della famiglia e dei/delle figli/e ed in tal senso vanno ripensati anche gli spazi del Lavoro: non solo, però, per le mamme ma anche per i papà. Senza questa cultura della Parità reale, diventa difficile anche solo combattere le pratiche di sfruttamento del lavoro e dei corpi delle donne.

Rispetto al tema dei diritti delle persone Lgbt, la risposta è già nella vostra domanda: la Legge Regionale 6/2015, che è frutto del lavoro anche delle associazioni Lgbt a partire dal testo in vigore in Liguria ed emendato (sulla base di un lavoro avviato già nella precedente legislatura insieme agli onorevoli Apprendi ed Aricò) in collaborazione con i/le consiglieri/e regionali del M5S, è già in sé un ottimo testo. Esso prevede infatti il contrasto alle discriminazioni non solo attraverso la formazione e azioni di informazione, ma anche attraverso la possibilità di controllare eventuali casi di discriminazione in tutte le strutture regionali o che prestano servizi per conto della Regione. La Legge però è stata solo approvata ed è ancora in attesa di attuazione: il primo passo necessario, quindi, è quello di modificare tutti i regolamenti attinenti il testo della Legge in conformità con la stessa. Sono poi necessari, ovviamente, interventi ulteriori nei settori della Formazione, del Turismo, della Cultura; le differenze di Genere e di Orientamento Sessuale non sono un tema, come mi piace sempre dire, ma uno “sguardo” attraverso il quale guardare a tutti i temi: questo per dire che non bastano interventi specifici ma è necessario che la cultura del rispetto delle differenze informi ogni atto legislativo e sia una delle chiavi di lettura che ogni Commissione, ogni Assessorato, ogni consigliere/a regionale dovrebbe avere come riferimento in ogni singola iniziativa e nella scrittura di ogni singola Legge.